Arresto dello Sviluppo Embrionario
ICSI, PGT-A
28 Marzo 2023
Gravidanza dopo 18 mesi
Mi dispiace moltissimo Valeria (Nome di Fantasia) per quello che stai e state vivendo. L’arresto dello sviluppo embrionario, un evento che nella Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) segna la fine prematura di un ciclo di trattamento, non è un semplice fallimento medico, è un lutto specifico e profondo che innesca nella coppia una complessa tempesta emotiva, un vero e proprio lutto embrionale.
Dopo il transfer, la coppia vive in uno stato di sospensione e di speranza. Sentire da un medico che “l’embrione si è arrestato” è un dato tecnico, crudo, che fatica a tradursi in una realtà emotiva. Quando, successivamente, lo shock si attenua, subentra, spesso, una rabbia cieca e disorientata. Può essere rivolta verso se stessi, verso il partner, verso il corpo della donna o, persino, verso l’équipe medica. È un’emozione dolorosa ma normale, un tentativo di dare un volto, e una causa, a un evento che spesso rimane inspiegabile.
Vediamo quelle che possono essere ritenute le possibili cause.
L’arresto dello sviluppo embrionale è, purtroppo, l’ostacolo più comune e frustrante nella PMA, specialmente quando non ci sono cause apparenti. È importante capire che non è colpa di nessuno. Il blocco o l’arresto dello sviluppo embrionario, durante un processo di fecondazione assistita, comporta l’impossibilità di portare a compimento la divisione cellulare e quindi l’impossibilità di annidamento dell’embrione nell’utero materno.
Gli embrioni coltivati in vitro sono sottoposti ad una serie di condizioni artificiali che non avvengono “in vivo” e che possono causare quindi il blocco dello sviluppo in embrioni che, in un primo momento, sembravano di buona qualità. È un processo biologico complesso, imprevedibile, che può essere condizionato da una serie di fattori:
A 38 anni, molti ovociti possono avere anomalie cromosomiche che bloccano lo sviluppo embrionale. Il corpo attiva un “controllo di qualità” che arresta gli embrioni non vitali, spesso tra il 3° e il 5° giorno.
Anche con esami normali, può esserci frammentazione del DNA negli spermatozoi. Questo può compromettere lo sviluppo dopo i primi stadi, quando entra in gioco il genoma paterno.
L’ambiente di coltura, le temperature e la stabilità sono fondamentali. I Centri di PMA seguono protocolli rigorosi e rendono l’incidenza tecnica relativa molto bassa anche se non è da escludere del tutto.
Anche Trombofilie o alterazioni del sistema immunitario possono ostacolare l’impianto. Tuttavia, raramente causano un arresto precoce dello sviluppo in vitro, che avviene prima della fase di impianto.
Sì, la PMA è la strada principale, soprattutto dopo 4 anni di tentativi e a 38 anni, quando la probabilità di successo naturale per ciclo è molto bassa. Tuttavia, non è un percorso rigido: esistono strategie personalizzabili per migliorare l’esito del prossimo ciclo (guarda il video).
Ecco 3 elementi da valutare con il Centro PMA:
Nel percorso di PMA, ogni ciclo è un’opportunità per affinare la strategia. Se il primo tentativo non ha avuto successo, è possibile intervenire su diversi aspetti per migliorarne le probabilità. Potrebbe essere indicato modificare il protocollo di stimolazione ormonale, adattando dosaggi o farmaci per favorire ovociti di qualità migliore. Anche l’uso di integratori, iniziati con adeguato anticipo, può supportare la qualità ovocitaria e quella dello sperma, ma va sempre personalizzato in base alla situazione clinica dei pazienti.
Nel tuo caso, suggerisco di procedere per step:
È importante verificare che venga utilizzata la tecnica ICSI, che consente di selezionare lo spermatozoo più idoneo e iniettarlo direttamente nell’ovocita. Portare gli embrioni fino allo stadio di blastocisti rappresenta un ulteriore filtro naturale: solo quelli più vitali arrivano a quel punto. In alcuni casi, può essere utile la diagnosi genetica preimpianto (PGT-A), che consente di identificare anomalie cromosomiche e trasferire solo embrioni sani. Alcuni centri, come quello in cui opero in qualità di Responsabile di Laboratorio e della Criobanca (guarda il video), offrono incubatori con tecnologia Time-Lapse, che monitorano lo sviluppo embrionario senza interferenze, aiutando a riconoscere i pattern più promettenti.
Per approfondire il fattore maschile, si può valutare la frammentazione del DNA spermatico, e in caso di alterazioni, intervenire con strategie mirate. Infine, anche se non si è arrivati al transfer, è utile considerare la valutazione della ricettività endometriale (ERA test), per assicurarsi che l’endometrio sia pronto ad accogliere l’embrione nel momento ideale. Tutti questi elementi, se ben integrati, possono rendere il prossimo ciclo più mirato e promettente.
L’arresto embrionale è l’interruzione dello sviluppo dell’embrione nelle prime settimane di gravidanza. Può avvenire spontaneamente, spesso senza sintomi evidenti, e viene diagnosticato tramite ecografia quando non si rileva battito cardiaco o crescita.
Le cause più comuni sono anomalie cromosomiche, problemi di impianto, alterazioni ormonali (come ipotiroidismo), infezioni, fattori immunologici o condizioni uterine sfavorevoli. In molti casi, però, la causa resta sconosciuta.
Spesso non ci sono sintomi evidenti. Alcune donne notano una riduzione dei sintomi gravidici (nausea, tensione mammaria) o perdite ematiche. La diagnosi viene confermata con ecografia transvaginale e dosaggi di beta-hCG.
Il corpo può espellere spontaneamente l’embrione (aborto spontaneo), oppure può essere necessario un intervento medico come aspirazione uterina o trattamento farmacologico. È importante un supporto medico e psicologico adeguato.
Sì. La maggior parte delle donne riesce ad avere una gravidanza sana in seguito. Dopo un singolo episodio, non è sempre necessario fare esami approfonditi. In caso di episodi ripetuti, si consiglia una valutazione specialistica.
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