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Stimolazione Ovarica mirata:
La gravidanza di Teresa

Anamnesi pregressa

Sindrome da LUF

Metodiche impiegate

HCG, IUI

Data di Arruolamento

16 Luglio 2023

Durata del Trattamento

Gravidanza dopo 8 mesi

Stimolazione Ovarica mirata - Dr.ssa Chiara Granato
Salve Dr.ssa le spiego brevemente la mia situazione. Ho 44 anni e vorrei una gravidanza. Già ne ho avuta una 20 anni fa. Ma, adesso, con il mio compagno attuale, ne desidero un'altra con tutta me stessa. Da Febbraio scorso, ultimo ciclo spontaneo. Poi ciclo indotto a giugno con Effimia al terzo giorno clomid2 per 5 giorni...al primo monitoraggio follicolo 24 mm endometrio 6. Così decidono per il Gonasi 5000 al secondo monitoraggio follicolo 30 mm. endometrio 8. Al terzo monitoraggio corpo luteo cistico 45 mm... endometrio 11mm. Adesso prendo Progeffik, 2 ovuli la sera per 6 giorni perché avevo 0,51 di progesterone. Ho fatto un test oggi, forse troppo presto... è risultato negativo. Spero tanto che tra una settimana cambi la situazione, ma ho una terribile sensazione. La mia domanda è: se non riesco a rimanere incinta è possibile, nuovamente, sostenere la stessa stimolazione o Lei consiglia di cambiare terapia?
Teresa L. C.

Ciao Teresa (Nome di Fantasia). Grazie per aver condiviso con me il tuo percorso dallo scorso Febbraio. I dati che mi hai fornito certamente sono utili a focalizzare gli aspetti da prendere in considerazione. 
Inutile dire che a 44 anni, la riserva ovarica e la qualità degli ovociti sono i fattori più critici.

La stimolazione ovarica aiuta a far crescere i follicoli disponibili, ma non può migliorare la qualità genetica degli ovociti, che è legata all’età. Tuttavia, per rispondere alla tua domanda se “cambiare” o “ripetere” la stimolazione ovarica, è opportuno riepilogare e analizzare gli esiti del ciclo.

Riepilogo e analisi del ciclo in esame

Certamente è innegabile una buona risposta iniziale alla stimolazione, con lo sviluppo di un follicolo dominante e un progressivo miglioramento dell’endometrio. Tuttavia, nonostante la somministrazione del trigger con HCG, l’ovulazione non è avvenuta, portando alla formazione di un corpo luteo cistico.
Questo quadro è compatibile con una sindrome da luteinizzazione del follicolo non rotto (LUF), una condizione in cui il follicolo matura ma non si rompe, impedendo il rilascio dell’ovocita. È una dinamica spesso sottovalutata e che può compromettere l’efficacia di cicli apparentemente ben condotti.

Analizzare i passaggi chiave può aiutare a identificare le criticità, ottimizzare il protocollo e prevenire recidive nei cicli successivi.

Inizialmente, il protocollo ha indotto la crescita di un follicolo dominante, fino a 24 mm., ma ha determinato effetti negativi sull’endometrio, come lo spessore ridotto a 6 mm. osservato al primo monitoraggio.

Il follicolo ha raggiunto 30 mm, dimensione che può indicare cistificazione. Questo suggerisce che il trigger con Gonasi non ha provocato l’ovulazione effettiva. Contemporaneamente, l’endometrio è salito a 8 mm. 

La presenza di un corpo luteo di 45 mm. conferma che il follicolo si è luteinizzato senza ovulare, quadro tipico della sindrome da luteinizzazione del follicolo non rotto (LUF – Luteinized Unruptured Follicle). 

Il valore di progesterone a 0,51 ng/mL è troppo basso per sostenere la fase luteale. Il Progeffik non ha compensato la mancata ovulazione, probabilmente, a causa della erronea tempistica di somministrazione.

Stimolazione Ovarica mirata - Dr.ssa Chiara Granato

Spunti di ottimizzazione

Il quadro emerso suggerisce una risposta ovarica iniziale discreta, ma una mancata ovulazione che ha compromesso l’intero ciclo. Nella PMA, ogni tentativo non riuscito è un’opportunità preziosa per apprendere e ottimizzare il percorso successivo. Allora come si potrebbe ottimizzare? 

Facciamo il punto, insieme

Secondo il mio parere ripetere la stimolazione è un’opzione assolutamente percorribile. Un solo ciclo senza esito positivo non ci dice che la strada è sbagliata, ma anzi, ci offre informazioni preziose per renderla più efficace.
I dati di questo ultimo tentativo ci indicano proprio dove possiamo agire per affinare l’approccio e aumentare le tue possibilità.

Se fossi io a seguirti, in base a queste informazioni, adotterei alcuni accorgimenti che potrebbero migliorare gli esiti del trattamento. Potremmo apportare modifiche a:

Protocollo con Clomid

Impiegare un altro farmaco

Prevenire la LUF

I dati portano a supporre che, modificando e personalizzando la terapia, nel prossimo tentativo potremmo raggiungere l’obiettivo del concepimento. Attraverso questi accorgimenti:

  1. Affinare il protocollo con Clomid. Potremmo, ad esempio, anticipare leggermente il trigger per evitare che il follicolo diventi ipermaturo, e lavorare di più sulla preparazione dell’endometrio, magari prolungando gli estrogeni, per creare un ambiente più accogliente;
  2. Passare a un farmaco più adatto. Se il Clomid dovesse continuare a rendere difficile la crescita dell’endometrio, possiamo valutare le gonadotropine. Sono farmaci che offrono un controllo più fine sulla crescita dei follicoli e, aspetto importante, non interferiscono con la preparazione della tua mucosa uterina.
  3. Assicurarci che l’ovulazione avvenga. Per prevenire il fenomeno della LUF (quando il follicolo non rilascia l’ovocita), possiamo perfezionare i tempi del trigger o valutare una procedura di IUI (inseminazione intrauterina), che ci aiuta a “bypassare” questo possibile intoppo.

È importante, infine, che teniamo in primo piano il fattore tempo. Dopo i 40 anni, l’obiettivo della stimolazione è far crescere al meglio i follicoli che sono disponibili in quel ciclo. Per personalizzare la terapia sul tuo profilo, rimane comunque necessario confermare il valore dell’AMH e il conteggio dei follicoli antrali (AFC). Queste indagini servono a definire l’intensità giusta della stimolazione e avere un’idea più definita del percorso da attivare.

Domande frequenti

Spesso la sindrome LUF non presenta sintomi evidenti, il che la rende particolarmente insidiosa. La donna può avere cicli mestruali regolari e avvertire anche i classici dolori ovulatori. Tuttavia, un sospetto può nascere in un contesto di infertilità inspiegata, soprattutto se associato a un monitoraggio ecografico che rivela la persistenza del follicolo dominante dopo il presunto picco ovulatorio. Invece di collassare o scomparire, il follicolo può apparire leggermente alterato, con pareti ispessite, e trasformarsi gradualmente in una cisti corpo luteo, mentre l'ecografia transvaginale non rileva il liquido libero nel Douglas, che è un segno indiretto di ovulazione avvenuta.

Il timing del trigger, ovvero la somministrazione dell'ormone hCG o di un agonista GnRH per indurre l'ovulazione, è un fattore critico. Se il trigger viene somministrato troppo precocemente, quando il follicolo dominante non ha ancora raggiunto una piena maturità citoplasmatica, la sua parete potrebbe non essere sufficientemente "preparata" a rispondere allo stimolo. Al contrario, un trigger somministrato troppo tardivamente, quando il follicolo è ormai sovramaturo, può trovare una parete follicolare già ispessita e fibrotica, che risponde con difficoltà all'impulso luteinizzante. In entrambi i casi, la cascata enzimatica necessaria per dissolvere la parete follicolare e permettere la rottura risulta inefficace.

Anche se l'attenzione è giustamente concentrata sull'ovaio, l'endometrio gioca un ruolo cruciale. In un ciclo con LUF, sebbene il progesterone venga prodotto, l'ambiente endometriale che ne risulta potrebbe non essere ottimale per l'annidamento. Questo perché la dinamica ormonale sottostante è alterata. Un monitoraggio ecografico attento dello spessore e della morfologia endometriale, specialmente in relazione al timing del trigger, ci aiuta a valutare la "finestra" ricettiva. Se l'endometrio non si sviluppa in modo adeguato nonostante un follicolo di buone dimensioni, può essere un segnale di un'alterazione dell'asse ormonale che predispone anche al LUF, suggerendo la necessità di un approccio terapeutico più globale.

Sì, in casi di sospetta o accertata tendenza al LUF, si possono adottare protocolli di stimolazione ovarica controllata più mirati. L'obiettivo è favorire uno sviluppo follicolare più sincrono e una migliore qualità della parete follicolare. Protocolli che prevedono l'uso di antagonisti del GnRH, ad esempio, offrono un controllo flessibile e possono essere combinati con un trigger a base di agonisti GnRH, il quale sembra indurre un picco di LH più fisiologico e potrebbe essere più efficace nel promuovere il processo di rottura follicolare rispetto all'hCG standard. In alcuni casi, si può valutare una lieve riduzione della dose di gonadotropine per evitare una stimolazione eccessiva che potrebbe contribuire all'ispessimento della parete follicolare.

Se in un ciclo di procreazione medicalmente assistita si manifesta un episodio di LUF, la strategia successiva viene ricalibrata su più fronti. Innanzitutto, si rivaluta con precisione il timing del trigger, basandosi non solo sulla dimensione follicolare ma anche sull'andamento della crescita e sui livelli di estradiolo. In secondo luogo, si può modificare il tipo di farmaco per il trigger, optando per un agonista GnRH se il protocollo lo permette. Inoltre, si intensifica il monitoraggio ecografico, pianificando un controllo a distanza ravvicinata dal trigger per diagnosticare tempestivamente un eventuale fallimento dell'ovulazione. In casi selezionati e recalcitranti, si può prendere in considerazione la procedura di "assisted hatching follicolare" (FHA), una leggera pressione meccanica esercitata sul follicolo con un ago durante il pick-up per facilitarne la rottura.