Preloader

Corso Vittorio Emanuele II, 35 (SA)

Viale Italia 269/271 (AV)

Oltre il PRP: un'ultima chance per
l'Eterologa in Spagna

Anamnesi pregressa

AMH pari a 0
Aborto tardivo spontaneo

Metodiche impiegate

PMA Eterologa

Data di Arruolamento

12 Agosto 2024

Durata del trattamento

Gravidanza dopo 6 mesi

Ringiovanimento Ovarico e PRP - Dr.ssa Chiara Granato Embriologa
Salve Dr.ssa Chiara, sono della regione Campania ma vivo a Milano dal 2009. Sono sposata dal 2013.
Ho 42 anni normopeso. Ho intrapreso un percorso di PMA eterologa a Chianciano due anni fa ed ho un AMH quasi pari allo 0. Il secondo tentativo mi ha portato alla mia prima gravidanza che, però, si è interrotta per aborto tardivo spontaneo a 22 settimane lo scorso 7 agosto. Un dolore lancinante. Mai provato in vita mia.
Le ferite sono ancora aperte e sanguinanti, ma ho deciso di darmi un’ultima chance. Le cause non sono state spiegate dall’autopsia della bambina. Pare sia stata un’insufficienza placentare anche se prendevo una compressa di cardioaspirina e tutte le sere facevo eparina 0.3 ml.
Il centro di PMA, che mi segue, mi vorrebbe far fare PRP per ringiovanimento prima di rifare il tutto. Ho letto che le evidenze scientifiche sono controverse. Mi sono imbattuta nel suo sito e nelle testimonianze delle donne che ce l’hanno fatto affidandosi a lei. Cosa mi consiglia? Lei fa anche studio a Milano? Sperando in una sua risposta.
Ginevra

Salve Ginevra (Nome di Fantasia), la tua storia tocca diversi punti cruciali. Hai un’età in cui la riserva ovarica fisiologicamente declina (il tuo AMH molto basso ne è un indicatore) e la scelta iniziale, del Centro di Chianciano, di ricorrere alla fecondazione eterologa che ti ha portato al trauma di un aborto tardivo senza una causa chiara, nonostante una profilassi antitrombotica, rimane, a mio avviso, la strada che può garantirti le più elevate probabilità di successo.

Agli esiti del primo tentativo, nella logica di riduzione del rischio, è comprensibile che il Centro ti abbia proposto ogni strada possibile, incluso il cosiddetto “ringiovanimento ovarico” con PRP (Plasma Ricco di Piastrine). Ed è pur vero che, oggi, la medicina rigenerativa sta rapidamente cambiando le modalità di approccio a determinate patologie e, in particolare, è stato ormai chiaramente stabilito che le piastrine sono ricche di diversi fattori di crescita. Ma è mio dovere di medico, prima ancora che di Specialista in Fertilità, fornirti un’informazione chiara, basata sulle evidenze scientifiche attuali e sulla massima trasparenza.

Ecco perché è doveroso sottolineare che il ringiovanimento ovarico non è ancora una realtà completa e le iniziative, ad oggi intraprese, si trovano ancora in una fase sperimentale, il che rende tale procedura ancora invasiva e rischiosa, di conseguenza certamente non risolutiva. Vediamo, insieme, perché.

Prima del prossimo transfer: le scelte basate sulla scienza

È comprensibile, Ginevra, per un paziente aggrapparsi a qualsiasi promessa, anche sperimentale, pur di non arrendersi. Ma il tuo percorso di eterologa non si gioca sulla qualità dei tuoi ovociti, perché questi, anche qualora migliorati, non verranno utilizzati. E, ad ogni modo, anche se la rigenerazione ovarica fosse fattibile, risulterebbe comunque poco significativa per il mantenimento della fertilità e della funzione endocrinologica deteriorate dall’inesorabile trascorrere del tempo.

Il vero nodo, oggi, non è ringiovanire le tue ovaie, ma capire perché il tuo corpo non ha potuto portare a termine quella gravidanza nonostante la profilassi anticoagulante. Ecco perché, prima di un nuovo transfer, servono risposte, non sperimentazioni. Ecco cosa considerare per stabilire i passi concreti da compiere:

Le società scientifiche internazionali (ESHRE, ASRM) sconsigliano l’uso routinario del PRP per il ringiovanimento ovarico. Gli studi sono inconsistenti, senza gruppi di controllo, e nessuno ha dimostrato un aumento significativo dei tassi di nascita. È una pratica sperimentale, non una terapia validata.

Un aborto tardivo richiede approfondimenti mirati, anche se l’autopsia è negativa. Vanno escluse trombofilie non adeguatamente coperte, cause immunologiche, anomalie uterine e patologie endocrine. Senza questa indagine, il rischio di aborto potrebbe ripresentarsi.

Dopo un aborto tardivo e un insuccesso implantativo, valutare la cavità uterina è obbligatorio. Un’isteroscopia con biopsia endometriale può escludere endometriti croniche e, se indicato, test di ricettività (ERA/EMMA/ALICE) possono orientare la finestra di applicabilità del transfer.

In un Ciclo di Eterologa il successo dipende soprattutto dall’embrione trasferito. Scegliere un centro donatrici con criteri rigorosi, valutare l’utilizzo di tecniche avanzate di selezione (time-lapse, PGT-A) e optare per un transfer singolo di un embrione di ottima qualità riduce i rischi ostetrici.

Ringiovanimento Ovarico e PRP - Dr.ssa Chiara Granato Embriologa

Costruire un nuovo Transfer su basi solide

Quindi, Ginevra, il tuo caso, oggi, ha due priorità cliniche. La prima è capire perché la gravidanza si è interrotta a 22 settimane nonostante la profilassi con eparina e cardioaspirina.
La seconda è proteggere la prossima gravidanza con un protocollo personalizzato, costruito sugli esiti di quegli approfondimenti, non su uno schema standard.
A questo va aggiunto un supporto psicologico specializzato, perché affrontare un nuovo transfer dopo aver perso una bambina al sesto mese non è solo medicalmente complesso, ma anche sconsigliabile dal punto di vista emotivo.

La scienza è la strada corretta per un nuovo inizio

Ginevra, per rispondere alla tua domanda, purtroppo, devo confermarti che non faccio studio a Milano.
La mia attività clinica si svolge esclusivamente in Campania, ad Avellino e Salerno. Ma ti rassicuro sul fatto che seguo, abitualmente, tante coppie provenienti da tutto il Nord Italia e dall’estero. Dopo un primo appuntamento in studio a Salerno, gestiamo visite mirate, con il supporto dei medici di fiducia nel luogo di residenza, e concentrando gli incontri in periodi definiti, gestiamo monitoraggi e piani terapeutici a distanza. La tua situazione non è così diversa da quella di molte pazienti che seguo, (e di cui puoi visionare alcune testimonianze), che oggi hanno raggiunto l’obiettivo della maternità.

Per le coppie che affrontano l’Eterologa, svolgo attività di embriologa clinica, in Spagna, presso la Clinica de La Fertilidad di Rìncon a Malaga (ES). Questo mi permette di seguire personalmente le fasi del percorso di ovodonazione: selezione della donatrice, fecondazione, coltura e selezione dell’embrione, fino al congelamento o al transfer. Riesco ad assicurare, ogni due mesi, la presenza in loco con la mia equipe, accompagnando le coppie e garantendo a ciascuna la qualità embrionale e la correttezza dei processi.

Protocollo mirato

Le fasi del percorso

Sensibilità umana

Ecco, quindi, che la scelta del Centro di PMA non è una scelta di procedura, ma di filosofia di cura. Non servono illusioni basate su tecniche sperimentali, non validate, ma serve costruire percorsi razionali, personalizzati, dove ogni aspetto, da quello immunologico, trombofilico, endometriale, embrionale fino a quello psicologico, vengano considerati con lo stesso rigore. Dove il tuo aborto tardivo non sarà considerato un incidente isolato, ma un evento centrale da analizzare, in maniera approfondita, per proteggere il futuro dei tuoi sogni.

Il mio consiglio è questo: cerca un Centro come quello descritto, dotato di un’equipe strutturata e polispecialistica, oltre che di quel medico con cui senti di poterti rapportare e a cui senti di poterti affidare. Che sia al Nord o altrove, ciò che conta è trovare chi ti offrirà non un protocollo standard, ma un progetto costruito intorno alla tua storia e al tuo obiettivo. Buona fortuna, Ginevra.

Domande frequenti

No, non ha senso dal punto di vista clinico. Il PRP ovarico è una tecnica sperimentale che mira a migliorare la qualità e la quantità dei propri ovociti. In un percorso di fecondazione eterologa con ovodonazione, gli ovociti utilizzati non sono quelli della paziente, ma provengono da una donatrice giovane e fertile. Pertanto, intervenire sulle ovaie della ricevente non apporta alcun beneficio in termini di successo del trattamento. La letteratura scientifica attuale non supporta l'impiego del PRP in questo contesto, e le linee guida internazionali (ESHRE, ASRM) ne sconsigliano l'uso routinario al di fuori di protocolli di ricerca. Investire risorse economiche ed emotive in questa procedura, in vista di un percorso di ovodonazione, costituisce un errore logico prima ancora che medico.

No, non è consigliabile. Un aborto al sesto mese di gestazione è un evento sentinella che impone un'indagine eziologica approfondita, indipendentemente dall'esito dell'autopsia fetale. Le cause possono essere materne, uterine, immunologiche o trombofiliche, e molte di queste sono potenzialmente ricorrenti. Procedere con un nuovo transfer senza aver chiarito il motivo della perdita espone la paziente a un rischio elevato di ripetere l'evento. È invece obbligatorio completare un work-up diagnostico che includa: studio delle trombofilie ereditarie e acquisite (sindrome da anticorpi antifosfolipidi compresa), isteroscopia per escludere anomalie cavitarie (setti, polipi, sinechie), valutazione endocrina (profilo tiroideo, diabete latente, prolattina) e, in centri selezionati, approfondimento immunologico cellulare (cellule NK, citochine). Solo dopo aver ottenuto un quadro completo è possibile costruire un protocollo di gravidanza personalizzato e ridurre il rischio di una nuova perdita.

Il protocollo standard prevede la somministrazione di eparina a basso peso molecolare (0,3-0,4 ml/die) e cardioaspirina 100 mg/die in tutte le pazienti con indicazione generica, spesso iniziata dopo la conferma di gravidanza. Il protocollo personalizzato, invece, si basa sugli esiti specifici degli approfondimenti trombofilici e immunologici. A seconda del tipo di mutazione (fattore V Leiden, protrombina, MTHFR, deficit di proteina C o S), della presenza di anticorpi antifosfolipidi (anche in forma sieronegativa) o di alterazioni dell'immunità cellulare, si possono modulare: il dosaggio e la frequenza dell'eparina, l'aggiunta di steroidi, l'infusione di intralipidi, la somministrazione di immunoglobuline, l'integrazione di folati o metilfolati. Inoltre, il protocollo personalizzato viene iniziato prima del transfer embrionale (non dopo la positività del test) e monitorato con cadenza regolare durante tutta la gestazione, adattandolo all'evoluzione della gravidanza e all'eventuale comparsa di segni di insufficienza placentare.

In ovodonazione, il fattore singolarmente più rilevante per il successo è la qualità dell'embrione trasferito. Poiché gli ovociti provengono da donatrici giovani e selezionate, il tasso di aneuploidie embrionali è fisiologicamente più basso rispetto a cicli con ovociti propri di pazienti over 40. Tuttavia, non tutti gli embrioni sono uguali. I centri di eccellenza adottano criteri rigorosi nella selezione delle donatrici (età massima 25-30 anni, screening genetico esteso, fertilità comprovata) e utilizzano tecnologie avanzate di coltura e selezione: incubatori time-lapse per il monitoraggio morfocinetico continuo, terreni colturali sequenziali o unici, e in casi selezionati diagnosi genetica preimpianto per aneuploidie (PGT-A) per identificare l'embrione euploide con la massima probabilità di attecchimento. A parità di qualità embrionale, il secondo fattore determinante è la ricettività endometriale, che deve essere valutata con isteroscopia e, se indicato, con test di espressione genica (ERA, EMMA, ALICE) per escludere endometriti croniche o spostamenti della finestra di impianto.

Sì, è assolutamente possibile ed è una modalità ormai consolidata per molte coppie. L'organizzazione prevede un primo incontro in presenza, nel centro scelto, per la visita iniziale, la definizione del piano diagnostico e terapeutico e la firma dei consensi informati. Successivamente, gran parte dei monitoraggi (ecografie, prelievi) può essere effettuata sul territorio di residenza, in strutture convenzionate o concordate, con referti inviati telematicamente al centro specialistico. I contatti vengono gestiti a distanza (telefono, email, piattaforme dedicate) per adattare la terapia in tempo reale. Gli spostamenti in presenza si concentrano in momenti chiave del percorso: isteroscopia, eventuali test genetici o bioptici, e il transfer embrionale. Per le coppie che scelgono l'eterologa all'estero (ad esempio Spagna), il modello è simile: la preparazione endometriale viene gestita in Italia con monitoraggi locali e coordinamento a distanza con il centro spagnolo, e il soggiorno all'estero si limita ai giorni necessari per il transfer (24-48 ore). Questo approccio riduce al minimo l'impatto logistico senza compromettere la qualità e la personalizzazione delle cure.