Infezione da Escherichia Coli
Fivet
11 Ottobre 2024
Ancora in corso
Buongiorno Stefania (Nome di Fantasia), l’uso di farmaci come Prontogest (progesterone) e Progynova (estradiolo valerato) è molto comune nei percorsi di procreazione medicalmente assistita. In genere, vengono tollerati bene, ma come tutti i farmaci possono dare effetti collaterali. Tra quelli più frequenti ci sono nausea, tensione mammaria, mal di testa o piccoli disturbi dell’umore. E, anche se non è molto comune, possono verificarsi anche reazioni allergiche, a maggior ragione se mi riferisci di un suo prolungato. In particolare, si possono sviluppare rash cutanei, prurito o orticaria. Queste manifestazioni, va ribadito, non sono la norma e comunque sono chiaramente riportate nei foglietti illustrativi redatti in base alle esperienze cliniche. In ogni caso, non tutte le reazioni cutanee durante una terapia ormonale sono necessariamente dovute ai farmaci: possono dipendere da altri fattori (alimentazione, infezioni, stress immunitario). Quindi analizziamo insieme le informazioni che mi hai dato.
Quando si verifica un episodio di orticaria durante un trattamento per la procreazione medicalmente assistita, è naturale chiedersi se i farmaci assunti possano aver avuto un ruolo.
L’esperienza di una reazione cutanea in un momento già emotivamente delicato può generare preoccupazione, confusione e il timore che qualcosa possa compromettere il percorso. Ho già ribadito che, sebbene non siano tra gli effetti collaterali più comuni, alcuni farmaci ormonali, utilizzati nel supporto alla fase luteale o nella preparazione endometriale, possono, in rari casi, provocare reazioni di ipersensibilità. Tuttavia, l’identificazione della causa non è sempre immediata, poiché l’orticaria può essere legata a molteplici fattori, anche non farmacologici. Di seguito, alcune utili informazioni.
Le reazioni allergiche cutanee, inclusa l’orticaria, sono riportate tra i possibili effetti indesiderati, anche se rare. L’orticaria può essere una risposta del sistema immunitario a qualsiasi farmaco.
Anche gli estrogeni, come il Progynova, possono causare rash cutaneo o orticaria, sebbene siano reazioni rare. Vanno comunque considerate se i sintomi persistono o si ripresentano.
L’assunzione reiterata di questi farmaci per un prolungato lasso temporale rende, la reazione allergica, meno comune rispetto a un effetto che compare subito. Rara, dunque, ma non è impossibile.
Innumerevoli fattori concorrono a scatenare l’Orticaria. Tra questi lo stress (e l’attesa di un esito di gravidanza è uno stress enorme), infezioni virali o batteriche, altri alimenti o farmaci assunti occasionalmente.
Prima di passare a un nuovo protocollo o valutare opzioni alternative, è utile chiarire alcuni aspetti chiave del ciclo appena concluso. Analizzare la sequenza degli eventi può offrire ai professionisti dell’infertilità spunti preziosi per ottimizzare un ipotetico futuro percorso. Vediamo.
La risposta è si. Perché un’infezione delle vie urinarie da Escherichia Coli, non trattata, rappresenta una causa nota e, purtroppo, possibile di aborto spontaneo, soprattutto nel primo trimestre di gravidanza, quando l’embrione è ancora in fase di sviluppo e l’ambiente uterino è particolarmente sensibile agli squilibri infettivi.
In questa fase iniziale, anche una risposta infiammatoria locale o sistemica può compromettere l’impianto, la funzione placentare o la stabilità dell’endometrio, aumentando il rischio di interruzione spontanea della gravidanza. Ecco perché, in sintesi, la tempistica descritta non è solo significativa, è cruciale. L’infezione da Escherichia Coli non è stata uno sfondo co-incidentale, ma l’innesco primario di una reazione a catena che, aggravata dalla risposta allergica, ha portato in modo rapido e inesorabile al tragico epilogo.
La risposta immunitaria, scaturita dall’infezione sistemica, ha dato il via ai successivi eventi critici a cascata. Ricostruendo, potrebbe essere andata così:
L’organismo, per contrastare i batteri, rilascia nel flusso sanguigno una tempesta di sostanze pro-infiammatorie (citochine) e sviluppa la febbre. L’utero e il feto, però, sono estremamente sensibili a questi sconvolgimenti. L’ambiente uterino, normalmente un rifugio protetto e stabile, viene alterato dall’infiammazione sistemica (sepsi) e dall’aumento della temperatura corporea. A questo punto, il sistema immunitario è già in uno stato di massima allerta, quando la reazione allergica agisce come un secondo, potente detonatore. Un ulteriore shock per l’organismo materno e, di riflesso, per il feto. Il risultato di questa cascata infiammatoria e immunitaria è la sofferenza fetale acuta, perché il bambino, nell’utero, dipende completamente dalla placenta per l’ossigeno e i nutrienti. Ma l’ambiente uterino, ormai, è compromesso dall’infiammazione e le alterazioni emodinamiche materne. Così il battito cardiaco fetale, inizialmente sofferente, cessa a causa della mancanza di ossigeno (ipossia) e dello shock sistemico. Ecco che, l’interruzione della gravidanza, avvenuta la domenica, rappresenta quindi l’epilogo medico di questa tragica sequenza.
Il mio consiglio è di condividere tutti questi elementi con il tuo ginecologo o con l’equìpe medica che ti sta seguendo. Rimarrà fondamentale accertare:
L’esito positivo dell’urinocoltura per Escherichia Coli;
Una cronologia della reazione allergica e dell’interruzione di gravidanza;
La possibilità che l’infezione sia stata la causa primaria.
Alcuni farmaci sono controindicati in gravidanza perché possono interferire con lo sviluppo embrionale o aumentare il rischio di aborto. Antinfiammatori non steroidei (FANS), anticoagulanti, alcuni antibiotici, farmaci antiepilettici e ormoni devono essere valutati attentamente. È fondamentale non sospendere né iniziare terapie senza consultare il medico.
I sintomi variano: febbre, perdite vaginali anomale, dolore pelvico, brividi, prurito, minzione dolorosa. Alcune infezioni sono asintomatiche, perciò i controlli periodici e gli esami del sangue e delle urine sono fondamentali per una diagnosi precoce.
Le infezioni che possono causare aborto includono toxoplasmosi, rosolia, citomegalovirus, varicella, listeriosi, clamidia, gonorrea e infezioni da micoplasmi. Questi agenti patogeni possono danneggiare l’embrione, provocare infiammazioni uterine o alterare il liquido amniotico.
È importante informare subito il ginecologo, evitare automedicazione e sottoporsi agli esami consigliati. In alcuni casi, si può intervenire con terapie mirate o profilassi per ridurre il rischio. La prevenzione è la chiave: vaccinazioni, igiene alimentare e protezione nei rapporti aiutano a evitare molte infezioni.
Nella maggior parte dei casi, no. Se l’infezione viene trattata correttamente e non ha causato danni permanenti, la fertilità può essere preservata. Tuttavia, infezioni gravi o ripetute possono alterare l’endometrio o le tube, rendendo più difficile il concepimento.
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