Endometriosi
Criconservazione ovocitaria
17 Marzo 2024
2 mesi
Ciao Filomena (Nome di Fantasia). È comprensibile che tu sia confusione, dato che le informazioni in circolazione sono, spesso, contraddittorie. Certo è che, da quest’anno (2025), qualcosa cambia. Con l’aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), il Servizio Sanitario Nazionale italiano riconosce finalmente l’endometriosi come patologia invalidante e garantisce cure gratuite e accessibili, ivi compresa la Crioconservazione degli Ovociti a scopo preventivo. Tuttavia, dopo l’entrata in vigore del Decreto Tariffe, il 30 Dicembre 2024, è scaturito un acceso dibattito, soprattutto per quanto riguarda le tariffe e la sostenibilità economica, rimandando di fatto la concreta approvazione.
Quindi, Filomena, la tua percezione è sostanzialmente corretta. Ma, il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) rimborsa integralmente la crioconservazione degli ovociti solo in casi specifici e documentati, considerati a rischio reale di perdita della fertilità. Questa tutela rientra nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), ma non è estesa a tutte le situazioni di prevenzione generica o scelta personale. È quindi fondamentale che la richiesta sia motivata da una condizione clinica precisa, certificata da specialisti.
Il rimborso è previsto nei seguenti casi:
Quando terapie come chemioterapia o radioterapia possono compromettere la fertilità futura. La crioconservazione è parte del percorso di preservazione della fertilità.
In caso di trattamenti gonadolesivi (es. immunosoppressori), che possono danneggiare la funzione ovarica, è a carico del SSN ma serve una certificazione specialistica.
Per la presenza di insufficienza ovarica primaria, familiarità o segni clinici precoci, la crioconservazione può preservare la fertilità prima che la funzione ovarica si riduca drasticamente.
In caso di endometriosi severa, cisti recidivanti o chirurgia ovarica multipla, che possono compromettere la riserva ovarica e ridurre le possibilità di concepimento spontaneo.
Qui entrano in gioco le “pulci nell’orecchio” perché la situazione è più complessa di quello che può sembrare a causa di tre fattori:
È possibile che alcuni centri medici utilizzino il “profilo riproduttivo” e il “rischio clinico” come parte della valutazione clinica che porta alla diagnosi di uno stadio avanzato della malattia, ma il requisito formale per l’esenzione rimane l’attestazione dello stadio (III o IV).
Va da sé che, per stadi meno avanzati (I e II), non è prevista l’esenzione dal ticket a livello nazionale, sebbene alcune prestazioni specifiche possano essere garantite in modi diversi a livello regionale.
Ecco perché Filomena ritengo che tu sia in una posizione delicata, in quanto la stimolazione ovarica è imminente, ma proprio per questo è ancora più importante verificare subito se hai diritto a un rimborso o a una copertura parziale da parte del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Anche se i tempi sono stretti, ci sono azioni concrete e rapide che puoi intraprendere per tutelare i tuoi diritti e, se possibile, alleggerire il carico economico del percorso.
Il primo passo è contattare l’Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP) della tua ASL di riferimento. Richiedi un appuntamento urgente o una consulenza telefonica e poni una domanda molto chiara: “Esiste nella Regione Emilia-Romagna un piano sanitario o una delibera regionale che prevede la crioconservazione degli ovociti a carico del SSN per donne con diagnosi di endometriosi di stadio avanzato?”.
Anche se ti sei rivolta ad una clinica privata, il centro pubblico ha il dovere di conoscere le normative regionali e può darti indicazioni precise. Spiega la tua situazione clinica e chiedi se, in base alla tua diagnosi e alla gravità dell’endometriosi, esistono i presupposti per accedere alla crioconservazione tramite SSN, anche solo in forma parzialmente convenzionata. Potresti anche inviare la documentazione clinica che attesta la diagnosi (referti di risonanza magnetica, ecografie, eventuali relazioni specialistiche).
Le strutture private serie e ben informate conoscono il panorama normativo regionale e, se hanno già seguito pazienti in situazioni simili, possono offrirti indicazioni pratiche e magari anche moduli o contatti utili per avviare la richiesta. Muoversi senza perdere tempo può fare la differenza.
Sì. Dal 2017 l’endometriosi è stata inserita nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) come patologia cronica. Tuttavia, solo con il nuovo decreto tariffe del 2024 molte prestazioni diagnostiche e terapeutiche diventano realmente accessibili su tutto il territorio nazionale.
Le prestazioni incluse nel nuovo tariffario LEA comprendono visite ginecologiche, ecografie pelviche, risonanze magnetiche, laparoscopie diagnostiche, trattamenti farmacologici e follow-up specialistici. Alcune saranno totalmente gratuite, altre soggette a ticket.
Le nuove tariffe dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) per l’endometriosi entreranno in vigore dal 30 dicembre 2024. Da questa data in poi, le cure e i trattamenti diagnostici per l’endometriosi dovrebbero essere completamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), diventando quindi gratuiti per tutti.
Non sempre. Alcune prestazioni sono gratuite per tutte, altre richiedono l’esenzione per patologia cronica (codice 063). È importante verificare con la propria ASL se si ha diritto all’esenzione e quali prestazioni sono incluse.
Ogni Regione deve recepire il Nomenclatore aggiornato approvato in Conferenza Stato-Regioni e pubblicarlo sul proprio sito web. Alcune lo fanno subito, altre con ritardo. Oltre a ciò chiedi al tuo referente del Centro di PMA. I centri che trattano l’endometriosi sono spesso aggiornati sulle novità normative.
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