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Abortività Ricorrente Secondaria:
La seconda gravidanza di Elisa

Anamnesi pregressa

Abortività Ricorrente Secondaria

Metodiche impiegate

PGT(A), FIVET

Data di Arruolamento

14 Ottobre 2024

Durata del trattamento

Gravidanza dopo 14 mesi

Abortività Ricorrente Secondaria - Dr.ssa Chiara Granato
Salve Dottoressa, mi chiamo Elisa. Ho 43 anni e un bimbo di sei.
Dopo la prima gravidanza (andata benissimo) ho avuto 3 aborti spontanei (fortunatamente un solo raschiamento). Ho girato diversi ginecologi e ho fatto mille analisi. Intanto il tempo è volato e adesso, sinceramente, ho paura di riprovarci data l’età.
Purtroppo, il mio animo è a pezzi perché avrei voluto, con tutto il cuore, un altro figlio.
Avrei voluto un fratellino o una sorellina per il mio Matteo. Ma ora sono ad un bivio, arrendermi o no. E so che ogni giorno che passa le speranze diventano sempre più illusioni.
La seguo da tempo e mi son sentita di raccontarle la mia storia perché vorrei tanto un consiglio da lei e, potendo, mandarle l’ultima diagnosi del mio ginecologo. La ringrazio comunque per l’attenzione. A presto.
Elisa

Cara Elisa (Nome di Fantasia), dal punto di vista clinico, la tua storia è molto chiara. A 43 anni, hai avuto una prima gravidanza regolare con un figlio sano, il che indica che il tuo organismo ha avuto una buona capacità di impianto ed è riuscito a portare a termine la gravidanza. I successivi tre aborti spontanei, consecutivi, (dei quali uno solo ha richiesto un raschiamento) suggeriscono invece l’insorgenza o la manifestazione di altri fattori dopo il primo parto. Questo quadro definisce un’abortività ricorrente secondaria.

Ora, la tua età è un parametro cruciale da considerare, poiché influisce sulla qualità genetica degli ovociti, che è una delle principali cause di aborto spontaneo. La medicina della riproduzione ha fatto passi da gigante nella comprensione e nella gestione degli aborti ricorrenti (RPL). Oggi, non ci si limita a una lista standard di analisi, ma si cerca di costruire un profilo individuale preciso.

L’ultima diagnosi del tuo ginecologo è il punto di partenza per qualsiasi valutazione.

Orientamento scientifico per un percorso chiaro

Hai evitato raschiamenti multipli, Elisa. E questo è un aspetto molto favorevole della tua esperienza, oltre che per la tua salute uterina. Perché anche se il raschiamento è un intervento chirurgico minore è, comunque, invasivo. La rimozione di tessuto residuo dall’utero dopo un aborto incompleto o ritenuto, per prevenire emorragie o infezioni, è un’operazione, non certo esente da rischi a breve e lungo termine, soprattutto quando ripetuta.

Per cui il fatto stesso che tu abbia dovuto subire il raschiamento una sola volta, ti colloca in una categoria di minore rischio teorico per sinechie, atrofie endometriali e infiammazioni croniche. E che, molto probabilmente, la tua cavità uterina è integra e la tua ricettività endometriale non è stata compromessa.

Oggi, affrontare aborti ricorrenti significa abbracciare un percorso di medicina personalizzata. Le cause della poliabortività possono essere molteplici e sovrapporsi. Il nostro obiettivo sarà costruire una diagnosi accurata analizzando le seguenti articolazioni in maniera progressiva:

Sarà necessario fare un bilancio di ciò che è già stato fatto, rivedere tutta la tua storia clinica, gli esami e i referti. Questo ci permette di evitare inutili ripetizioni e di identificare con precisione quali indagini sono già state completate e quali aree restano da esplorare.

Dopo i 40 anni, la causa più frequente di aborto è un’alterazione cromosomica dell’embrione. L’analisi genetica del tessuto abortivo rimane, senza dubbio, l’esame chiave. Oltre a quest’ultimo, un cariogramma di coppia esclude eventuali traslocazioni. 

È essenziale una visione chiara del “habitat” uterino. con un’isteroscopia valuteremo la cavità endometriale, oltre che l’equilibrio endocrino-metabolico (tiroide, insulino-resistenza, vitamina D) che rimane essenziale alla preparazione di un endometrio ricettivo.

Potrebbero essere necessarie ulteriori indagini sulle sindromi da antifosfolipidi, principali cause di abortività, attraverso specifici esami del sangue. Si tratta di indagini sul sistema immunitario uterino più avanzate e gestite da Centri altamente specializzati.

Abortività Ricorrente Secondaria - Dr.ssa Chiara Granato

La strada più sicura verso il tuo obiettivo

Una diagnosi precisa non è un punto di arrivo, ma la base da cui partire per disegnare una strategia terapeutica su misura per te. Il percorso si trasforma, così, da una sequenza di tentativi in un piano mirato, volto a risolvere il problema alla radice e a massimizzare le tue possibilità di portare a termine una gravidanza. Ecco le possibili strategie a seconda delle indagini:

Un percorso informato tra il cuore e la scienza

Quindi, Elisa, per rispondere alla tua domanda: la scelta migliore è metterti nelle condizioni di fare un ultimo tentativo che sia, però supportato scientificamente. Questo significa rivolgersi a un Centro di PMA di III livello con una specifica e documentata expertise nel trattamento degli aborti ricorrenti. Un centro del genere non si limita a fare una lista di esami, ma ha un team multidisciplinare (ginecologo, embriologo, genetista, endocrinologo, psicologo) che discute ogni caso, arricchendosi dell’esperienza di ciascuno nel rispettivo campo di applicazione.

Non puoi che seguire una strada guidata, essenzialmente, dal Cuore e della Scienza. Dal quel desiderio profondo, viscerale, di donare un fratellino o una sorellina a Matteo. È l’amore per la maternità che hai già conosciuto, la gioia che vorresti moltiplicare. Ma anche la paura, il dolore per le perdite subite, la stanchezza di un cammino che sai già sarà pieno di ostacoli. E dalla Scienza, attraverso una mappa che ti permette di esplorare quel territorio difficile con cognizione. Non si tratta di un’emozione ma di un metodo. È l’insieme di analisi precise, diagnosi accurate, protocolli validati, percentuali realistiche.

Diagnosi Avanzata

Supporto psicologico

Nuova maternità

Ecco che così potrai, finalmente, avere un quadro completo. Una diagnosi che spieghi il “perché” dei tuoi aborti, e una proposta terapeutica chiara, onesta sulle percentuali di successo (che a 43 anni, anche con la PGT-A, sono moderate ma reali) e sui tempi. 

Ho accompagnato, personalmente, tante donne con storie molto simili alla tua verso il traguardo di una nuova maternità, e questo percorso è possibile. (Puoi visionare alcune testimonianze). Avrai bisogno anche di supporto psicologico, fondamentale per ricomporre quell’animo a pezzi di cui parli, qualunque sia la tua scelta finale e l’esito del tuo percorso, ti auguro ogni bene. Chiara

Domande frequenti

Le cause di abortività ricorrente secondaria (insorta dopo una gravidanza portata a termine) sono spesso multifattoriali. La causa più frequente, specialmente con l'aumentare dell'età materna, è l'aneuploidia embrionale, ovvero alterazioni nel numero dei cromosomi dell'embrione che ne impediscono il corretto sviluppo. Altre cause da indagare includono fattori anatomici (come setti uterini o aderenze post-operatorie), disordini endocrino-metabolici (ipo/ipertiroidismo, insulino-resistenza), trombofilie (sia acquisite, come la sindrome da antifosfolipidi, che ereditarie) e alterazioni immunologiche. Una valutazione completa è essenziale per identificare la causa specifica.

Molti fallimenti d'impianto, anche con embrioni di buon aspetto morfologico, sono dovuti ad aneuploidie (un numero errato di cromosomi) che bloccano lo sviluppo al momento del contatto con l'utero. Parallelamente, l'endometrio ha una precisa "finestra" temporale di massima ricettività. Se questa finestra è "spostata" (test ERA) o se è presente un'infiammazione cronica asintomatica (endometrite cronica), l'ambiente uterino non sarà ottimale per l'accoglienza, anche con un embrione sano. Un singolo fallimento non è anomalo, ma suggerisce di indagare proprio questi due fronti per il ciclo successivo.

L'età materna avanzata (sopra i 40 anni) è il principale fattore prognostico negativo, principalmente a causa del declino della qualità ovocitaria che porta a un'alta percentuale di embrioni cromosomicamente anomali. Questo influenza radicalmente l'approccio. Spesso rende razionale il ricorso a tecniche di fecondazione in vitro con diagnosi genetica preimpianto (PGT-A) per selezionare embrioni sani, migliorando significativamente il tasso di impianto per trasferimento e riducendo il rischio di aborto. Le percentuali di successo sono moderate e realistiche, ed è fondamentale una consulenza onesta su tempi e probabilità.

L'iter dovrebbe essere logico e sequenziale, evitando esami indiscriminati. Si parte da un'attenta anamnesi e revisione di tutti gli esami pregressi. Il percorso si focalizza su: 1) Valutazione genetica, con cariotipo di coppia e, se possibile, analisi citogenetica del tessuto abortivo; 2) Valutazione anatomica uterina mediante isteroscopia o ecografia 3D; 3) Screening endocrino-metabolico completo (TSH, prolattina, curva glicemica e insulinemica, AMH, vitamina D); 4) Screening per trombofilie, in particolare per la sindrome da antifosfolipidi. Solo in centri specializzati si valutano ulteriori fattori immunologici.

La PGT-A è fortemente indicata quando l'eziologia più probabile degli aborti è l'aneuploidia embrionale, tipica dell'età avanzata o in caso di precedenti aborti risultati cromosomicamente anomali. Il suo principale vantaggio è aumentare la probabilità di impianto per trasferimento e ridurre drasticamente il rischio di aborto selettivo di embrioni aneuploidi. I limiti includono: la necessità di un ciclo di FIVET, il costo, la possibilità che nessun embrione risulti trasferibile dopo la biopsia, e il fatto che non esclude altre patologie (anatomiche, immunologiche) che potrebbero comunque compromettere la gravidanza.

Un centro di terzo livello specializzato offre un approccio multidisciplinare integrato, fondamentale per casi complessi. Un team composto da ginecologo specialista in fertilità, embriologo, genetista, endocrinologo e psicologo permette di: 1) Interpretare correttamente e in sinergia i risultati degli esami; 2) Creare un piano terapeutico personalizzato e aggiornato; 3) Offrire tecniche di laboratorio avanzate (come coltura embrionale estesa e biopsia per PGT-A) con alta competenza; 4) Fornire un supporto psicologico continuo, essenziale per gestire lo stress del percorso e le eventuali delusioni, migliorando il benessere generale della paziente.