Sterilizzazione Tubarica
Fivet, ICSI
26 Agosto 2022
Gravidanza raggiunta dopo 3 anni
Buongiorno Maria (Nome di Fantasia), è un piacere conoscerti, anche se immagino che questo sia un momento di grande confusione e emozioni contrastanti per te.
Capisco perfettamente il tuo dispiacere per una decisione presa in un altro momento della vita, ma è importante ricordare che l’hai presa con le informazioni e le circostanze che avevi allora. Ora la situazione è cambiata? Bene. Fortunatamente la medicina riproduttiva offre alcune possibilità.
La sterilizzazione tubarica (o legatura delle tube) è un metodo contraccettivo permanente. Significa che le tube di Falloppio, che sono il “ponte” attraverso cui l’ovocita viene fecondato dallo spermatozoo, sono state bloccate o chiuse. Questo rende impossibile un concepimento naturale.
Il sopraggiungere di un nuovo desiderio di gravidanza, in presenza di una legatura tubarica, comporta l’inevitabile ricorso alle tecniche di procreazione assistita. Per cui se l’attività ovarica della donna è ancora regolare e lo spermiogramma fornisce risultati positivi, si potrà procedere con la fecondazione in vitro. Questa tecnica si fonda sulla fecondazione in laboratorio dell’ovocita, bypassando la tuba e prelevandolo direttamente dall’ovaio. L’embrione che si forma viene trasferito direttamente in utero.
Ma Maria, a 43 anni, è fondamentale essere consapevoli e realistiche senza mai perdere la speranza. A cosa prestare attenzione, valutiamo tutti gli aspetti.
La FIVET (Fecondazione in Vitro con Transfer Embrionale) è certamente la più adatta quando il problema principale è l’assenza del “ponte” tubarico.
La tua età è il fattore più importante perché influisce sulla riserva ovarica e sulla qualità ovocitaria. FSH, AMH, estradiolo sono essenziali alla valutazione.
All’età di 43 anni sono più basse. Si aggirano, in media, intorno al 5-10% per transfer embrionario a seconda della riserva individuale. Tuttavia non sono pari a zero.
Potrebbe essere necessario più di un ciclo di stimolazione per ottenere embrioni di buona qualità, sempreché gli embrioni si arrestino prima del transfer.
Una scelta oculata può fare la differenza per aumentare le probabilità di gravidanza e assicurare che il percorso sia il più adatto alla situazione specifica. Di certo, nella scelta, sarà opportuno affidarsi ad una serie di parametri essenziali, come:
La sterilizzazione tubarica non è un intervento da prendere in considerazione se c’è, anche solo, la remota possibilità di cambiare idea e di volere quindi una gravidanza in futuro, in quanto si tratta di un intervento permanente e difficilmente reversibile. Ripristinare la pervietà tubarica richiede metodiche complesse e ottenere una gravidanza implicherebbe il ricorso a tecniche di fecondazione assistita (in particolare FIVET).
Un altro intervento, piuttosto rapido, eseguito in regime ambulatoriale, che prevede l’inserimento di dispositivi specifici (spirali) direttamente attraverso la vagina e l’utero nelle tube di Falloppio, che ha la medesima efficacia contraccettiva rispetto alla legatura delle tube è rappresentata dalla sterilizzazione isteroscopica, anche in questo caso tuttavia l’intervento è irreversibile. Esistono, invece, altri metodi contraccettivi di lunga durata ma reversibili, che permettono alla donna di interromperli quando desidera una nuova gravidanza.
Ha una durata fino a 10 anni, che fallisce in 6 casi su 1.000.
Affidabilità: buona
Ha una durata fino a 5 anni e fallisce in 1 solo caso su 1.000.
Affidabilità: ottima
Quando non vi sono controindicazioni all’uso di questi strumenti, sono certamente alternative valide, da preferire, essendo reversibili. Inoltre, nessun intervento chirurgico di posizionamento e nessun rischio associato. Ecco perché prima di procedere ad una Sterilizzazione Tubarica, occorre prendere in considerazione di:
Sì, molti centri PMA offrono consulenze psicologiche individuali o di coppia per accompagnare le persone nel percorso. Il supporto è utile per gestire l’ansia, le aspettative, le emozioni legate ai tentativi e agli eventuali fallimenti. In alcuni casi è previsto già nella fase di accesso al trattamento, in altri è facoltativo ma fortemente consigliato. Alcune Regioni lo includono nei LEA, altre lo offrono tramite associazioni o professionisti esterni convenzionati.
Oltre agli esami di base, come emocromo, gruppo sanguigno, tamponi vaginali e spermatozoo, è importante valutare la riserva ovarica, lo stato ormonale, la funzionalità tubarica e l’eventuale presenza di infezioni o anomalie genetiche. Questi esami aiutano a personalizzare il protocollo di stimolazione e a ridurre i rischi. La completezza della documentazione clinica è spesso determinante anche per accedere più rapidamente al trattamento, soprattutto nei centri pubblici.
Nei centri pubblici, l’attesa può variare da 3 mesi a oltre 1 anno, a seconda della Regione e della disponibilità. Nei centri privati, invece, si può iniziare in poche settimane. I tempi dipendono anche dalla completezza della documentazione, dalla priorità clinica e dalla disponibilità di risorse. Alcune coppie si iscrivono a più liste per accelerare l’accesso.
Dopo un fallimento, il centro propone un colloquio di revisione per analizzare le cause e valutare eventuali modifiche al protocollo. In caso di interruzione per motivi clinici (ad esempio mancata risposta ovarica), il ciclo può essere sospeso e riprogrammato. È importante ricevere un supporto medico e psicologico per affrontare il momento e decidere se proseguire, cambiare centro o valutare altre opzioni.
Gli embrioni non trasferiti possono essere crioconservati per futuri tentativi. La conservazione è regolata da norme nazionali e richiede il consenso scritto della coppia. In genere, la durata è di 5 anni, prorogabile. Se la coppia decide di non utilizzarli più, può optare per la donazione alla ricerca scientifica o la revoca della conservazione. Ogni centro ha un proprio regolamento interno, quindi è importante informarsi in fase di firma del consenso.
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