Disturbi del Neurosviluppo
FIVET, ICSI
-----
-----
Ciao Federico (Nome di Fantasia), la tua domanda è molto complessa perché parallelamente al consolidarsi del progresso tecnologico delle metodiche di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita), la comunità scientifica ha avviato un rigoroso e necessario percorso di sorveglianza a lungo termine, volto a valutare la salute dei bambini nati dalla Fecondazione Assistita.
E, inoltre, tocca un ambito della medicina ancora in evoluzione. Perché, da un lato, ci sono studi che osservano che i bambini nati da PMA possono avere un rischio leggermente aumentato di manifestare disturbi del neurosviluppo, dall’altro lato, c’è una sostanziale posizione favorevole e, comunque, prevalente che sostiene che i rischi assoluti rimangono bassi e che la subfertilità dei genitori sia un fattore più determinante rispetto alle stesse metodiche.
In ogni caso, prima di intraprendere un percorso di Fecondazione Assistita, è fondamentale che le coppie discutano questi aspetti con uno specialista in medicina della riproduzione, che potrà fornire una consulenza personalizzata basata sulla propria storia clinica specifica. Entro, di seguito, nello specifico degli studi che hanno dato adito all’ampia letteratura sull’argomento.
È vero che alcuni studi osservazionali hanno riportato associazioni statistiche tra il concepimento tramite FIV (Fecondazione in Vitro) e un lieve aumento del rischio per alcune condizioni di salute nei bambini e nei giovani adulti. Tuttavia, è fondamentale sottolineare che si tratta unicamente di correlazioni e non di rapporti causali diretti con la metodica stessa.
La condizione di infertilità o di sterilità (subfertilità) dei genitori, le caratteristiche delle gravidanze da PMA (come la prematurità o le gravidanze multiple) e altri “fattori confondenti” possono influenzare i risultati. Ecco perché gli stessi ricercatori invitano sempre alla cautela interpretativa, sottolineando che la maggior parte dei bambini nati per il tramite di metodiche di Fecondazione Assistita è sana e si sviluppa normalmente. Le aree di studio principali hanno riguardato:
Recenti studi rilevano che giovani nati da PMA mostrano maggiore rigidità arteriosa e pressione più alta rispetto ai controlli. Questi parametri potrebbero indicare una predisposizione a disturbi metabolici.
Un’altra meta-analisi ha rilevato un’associazione tra PMA e ASD, ma i “fattori confondenti“ restano significativi. Età avanzata dei genitori, prematurità e gravidanze multiple possono influenzare il rischio.
In quest’area sono stati rilevati rischi maggiormente consolidati. I bambini nati da PMA hanno più probabilità di essere prematuri o sottopeso, con possibili impatti a lungo termine.
Alcuni studi ipotizzano che le condizioni di laboratorio possano influenzare l’espressione genica embrionale, attraverso meccanismi epigenetici. Si tratta si effetti potenziali osservati, finora, in studi su animali.
La ricerca scientifica sulla Fecondazione in Vitro è in continua evoluzione e spesso presenta risultati apparentemente contrastanti. Per orientarsi, è utile distinguere tra associazioni statistiche e rischi clinicamente rilevanti, tenendo conto del contesto e dei fattori confondenti.
La posizione favorevole, alla Fecondazione in Vitro (PMA), sostenuta dalle principali società scientifiche e da una vasta letteratura internazionale, non nega l’esistenza di alcune associazioni statistiche tra concepimento assistito e rischi perinatali o di salute a lungo termine, ma invita a una lettura critica e contestualizzata dei dati.
È fondamentale distinguere tra correlazioni osservate e causalità diretta, poiché molti dei rischi riportati potrebbero riflettere condizioni preesistenti legate alla subfertilità dei genitori, come alterazioni genetiche, endocrine o metaboliche, piuttosto che essere causati dalla tecnica stessa.
Inoltre, le tecniche moderne di procreazione medicalmente assistita — come la coltura degli embrioni fino allo stadio di blastocisti, il transfer di un singolo embrione (SET) e il congelamento ottimizzato, hanno ridotto, significativamente, molte delle criticità iniziali, migliorando gli esiti perinatali, la sicurezza clinica e la personalizzazione del trattamento. L’attenzione crescente alla qualità del laboratorio, alla selezione embrionale e alla minimizzazione dei trattamenti ormonali contribuisce ulteriormente a rendere il percorso più sicuro.
La maggior parte dei bambini nati da Fecondazione in Vitro è in buona salute e non sviluppa le patologie citate nei primi studi osservazionali. Ampie coorti internazionali, come quella danese pubblicata nel 2020, hanno dimostrato che, una volta controllati i principali fattori confondenti, tra cui l’età materna, il livello di istruzione, il fumo e la storia psichiatrica familiare, il rischio aggiuntivo di disturbi del neurosviluppo come autismo e ADHD risulta trascurabile o inesistente.
Anche la Società Europea di Riproduzione Umana ed Embriologia (ESHRE) conferma che, sebbene esista un lieve aumento di alcuni rischi perinatali come il basso peso alla nascita, i dati sulla salute a lungo termine sono rassicuranti. I benefici emotivi, relazionali e sociali di formare una famiglia superano di gran lunga i rischi potenziali, che restano assolutamente bassi e sempre più gestibili con un approccio clinico multidisciplinare.
Alcuni studi indicano un lieve aumento del rischio di disturbi come difficoltà di linguaggio, attenzione o apprendimento nei bambini nati da tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA), in particolare FIVET e ICSI. Tuttavia, la maggior parte dei bambini nati da PMA ha uno sviluppo neurologico del tutto normale.
I fattori principali non sono legati solo alla tecnica in sé, ma anche a prematurità, basso peso alla nascita, età materna avanzata, gravidanze gemellari e condizioni mediche preesistenti. Questi elementi, più frequenti nei percorsi PMA, possono contribuire a un rischio leggermente aumentato.
Dopo un intervento chirurgico e una significativa perdita di sangue, come nel tuo caso, è importante dare al corpo il tempo di riprendersi. In genere si consiglia di attendere almeno 2–3 cicli mestruali, ma il momento giusto dipende anche dai livelli di ferro, dalla ripresa fisica e dal benessere emotivo. Un consulto con un ginecologo esperto in fertilità può aiutarti a definire i tempi più adatti.
Sì. Un attento monitoraggio della gravidanza, la riduzione dei trasferimenti multipli (per evitare gemellarità), un buon supporto nutrizionale e il follow-up pediatrico precoce possono ridurre i fattori di rischio. Anche l’integrazione di vitamina D e acido folico in fase pre-concezionale può avere un ruolo protettivo.
Non è obbligatorio, ma può essere utile un monitoraggio dello sviluppo neuropsicomotorio nei primi anni di vita, soprattutto in caso di prematurità o altri fattori di rischio. Alcuni centri offrono percorsi di osservazione precoce per intercettare eventuali difficoltà e intervenire tempestivamente.
Prenota la tua consulenza con i nostri esperti, il primo passo verso il tuo percorso di genitorialità.